lunedì 9 novembre 2009

PUCH e Bici tedesche

Dall'amico Paolo da Fe ci aspettiamo sempre grandi pezzi, resi celebri nel nostro passato, magnificamente prodotti dalla maestria italiana e finemente rinnovati dalle mani dello stesso Paolo.
Oggi ci presenta un suo ritrovato, una bici straniera di produzione Austriaca, marca PUCH, nota ai più per le mitiche motociclette...
Questo post è dedicato a tutti coloro che si ritrovano in mano questi bisonti teutonici e non ne sanno nulla a riguardo: invece ciò che bisogna sapere sulle bici tedesche (e austriache) è molto semplice e talvolta risulta noioso. Infatti è bene sapere che dopo gli anni 30, tutti i marchi tedeschi si omologano, iniziano a produrre biciclette che nonostante la marca differente sono tutte esattamente uguali alle altre!
Questo mio ragionamento potrebbe sembrare ingeneroso verso la tecnologia tedesca, a vantaggio del nostro made in italy... non è così: queste bici sono frutto dell'eccellente ingegneria tedesca, avanti di 30 anni rispetto a ciò che girava contemporaneamente in Italia, tant'è che vedendo una bici tedesca anni 20/30 all'occhio poco allenato potrebbe sembrare molto più recente, proprio per la fattura e per la modernità delle sue finiture e caratteristiche.
Però và precisato che dopo gli anni 30 la produzione tedesca si è omologata, se non fosse per le vistose corone (e in questa Puch ne abbiamo un meraviglioso esempio) e per i colorati fregi, queste bici potrebbero essere considerate modelli medesimi!
Tecnicamente l'impostazione è sempre la stessa: contropedale posteriore e tampone davanti, l'onnipresente movimento a "campana" (anche quì è netta la forza della meccanica tedesca: il mvimento a campana, tanto ricercato sulle italiane Taurus, in Germania è la prassi comune anche sulle bici di basso profilo!).
La geometria del telaio è la medesima per tutti i modelli: per l'uomo si nota una pronunciata propensione del "triangolo" principale verso la ruota anteriore, mentre per la donna il telaio a "collo di cigno" è una costante.. di certo non sono bici affascinanti e nemmeno leggiadre, inoltre la loro pesantezza non contribuisce alla causa, di contro vi è, però, una robustezza ed una fluidità ineccepibile ! Il carro posteriore è sempre del tipo a forcellini uniti che garantisce maggiore resistenza inoltre il forcellino superiore è sempre "mobile" che và a fissarsi subito dietro il reggisella, questo accorgimento è necessario per avere maggiore flessibilità alla struttura, utile per affrontare le asperità del terreno.
I cerchi hanno una sezione ben diversa da quella nota in Italia con i cerchi R, quelli tedeschi hanno una sezione molto massiccia e pronunciata... la misura in questo caso è una 28 x 1/2.
La conservazione di questa Puch è eccezzionale, dovrai faticare poco caro Paolo per rimetterla in pista: una sella consona e un paio di manopole corrette ed è pronta per affrontare le strade più impervie !


giovedì 5 novembre 2009

FILETTATURE - NOVITA'

A SEGUITO DI UN PASSAPAROLA E DI UNA RICERCA, HO TROVATO UN ABILISSIMO RAGAZZO, ED ORA AMICO, CHE ESEGUE FILETTATURE PROFESSIONALI CON I "PENNELLI A SPADA".
OPERA A MILANO, DI SICURO SARA' UNA VALIDO AIUTO PER CHI CI TIENE A FILETTARE LA PROPRIA AMATA BICICLETTA E NON SOLO: VISIONATE IL SUO SITO E VERIFICATE I SUOI LAVORI!
Ho aggiunto il suo contatto anche nella sezione: "Consigli per il restauro".
ANDREA (EXPLO): http://www.explo75.com/

mercoledì 4 novembre 2009

DURKOPP Anni 10

Eccoci qua dopo quasi sei lunghi mesi... ricordo ancora quel giorno di metà Aprile quando Claudio mi aprì il bagagliaio e barattammo questa bici scovata dalle sue parti con un vino delle mie.
Mi ricordo ancora quando, ormai in bottega, mi misi le mani nei capelli da quanto lavoro mi si sarebbe presentato di lì a poco! per chi non ricorda ecco il link: http://biciclettedecadence.blogspot.com/2009/04/anonima-anni-10.html
Di lavoro alla fine ce ne fu molto, c'era troppa ruggine per tentare un restauro totale e troppo poco si era salvato per poter pensare solo minimamente di iniziare un conservativo. L'occasione era ghiotta per tentare un metodo nuovo di restauro: poco invasivo, ma esteticamente molto efficace, dal chiaro impatto vintage!
Tutto funziona a meraviglia, i freni "Phillips-Birmingham" pinzano che è un piacere, il movimento centrale, mosso dalla guarnitura marchiata "Durkopp", scorre perfettamente... bizzarro: più son vecchie le mie bici e più funzionano meglio!
Torniamo alla bici: l'impostazione del telaio è molto alta, il carro posteriore si presenta possente e la forcella ha la tipica testa stretta e gli steli piatti e dritti delle bici primo '900.
Non so bene la datazione di questa bicicletta, nulla ho pututo rilevare inciso sulle componenti, di sicuro l'impostazione generale ha il sentore della bici anni 10, forse dal 1915 in avanti.
Quando la ritrovai montava dei posticci parafanghi anni 30 e un carter anni 20 di quelli aftermarket, il tutto è stato rimosso, cercando di esaltare quello stile che spesso si trovava sulle bici anni 10, ossia la bicicletta leggera da turismo, priva di ogni, seppur rudimentale, accessorio di confort: parafanghi e carter per l'appunto!
Ho aggiunto solo litri di grasso, due belle manopole in legno, pedali "Lyotard" a sega, cerchi nuovi offerti da Paracorto con nuove coperture candide e un fanale a carburo.
Dopo 100 anni, gravata da solchi di ruggine impressa, questa Durkopp torna trottare meglio di sue tante colleghe più giovani e agghindate da accessori sfarzosi!
Se non fosse stato per l'estate di mezzo e per la lentezza del ciclista che doveva farmi le ruote avrei potuto finirla molto prima, nell'attesa ho portato avanti altri restauri e tra pochissimo vi presenterò il primo di questi...

Qui tutte le foto:
http://www.flickr.com/photos/32552544@N06/sets/72157617590208531/detail/

lunedì 2 novembre 2009

Approfondimento Bianchi 1948

Nel giorno in cui, per me, gli anni segnano l'ennesima tacca, vi omaggio dell'ultimo approfondimento fatto sulla futuristica quanto misteriosa Bianchi del 1948, che trattammo qualche settimana fà (http://biciclettedecadence.blogspot.com/2009/10/bianchi-1948.html)
In quella situazione, tentai di analizzare le forme avveniristiche di quella Bianchi, così ispirate alle cruiser americane, slanciate come missili, simili alle chopper sinonimo di libertà "on the road", quella libertà, che probabilemente durante la guerra, riportarono in Italia gli Americani, magari assieme a qualche bici USA per svagarsi e per spostarsi nelle basi che man mano si insediavano sul territorio italiano.
Qua sopra vi allego una simpatica pubblicità anni 50, della statunitense Scwhinn, la marca più famosa all'epoca in america, si nota la grande somiglianza che le bici avevano con le motociclette, inoltre ci è assai utile come metro di paragone per le versioni che in poco tempo si affacciavano dai listini delle marche italiane.
Difatti, sul finire degli anni 40 e proseguendo con gli anni 50, ecco che grandi case e piccoli artigiani di bottega, iniziano timidamente a proporre i loro controtipi, biciclette molto similari tra loro, con uno spirito comune: il sogno americano. Qaà in alto ecco due esempi tanto emblematici quanto rari: la prima (in grigio) è la mitica Maino Aerodyne: freni a tamburo con trasmissione a filo e cambio Simplex. Più sotto (in nero) una Cicli Pastore, un artigiano alessandrino, che utilizzando le basi della Maino stessa, reinterpretò a suo modo questo concetto di bicicletta: medesima struttura, medesimi freni a tamburo, ma ecco spuntare un maggior abuso di alluminio e un intrigante manubrio Ambrosio a leve rovesce!
Ora torniamo alla Bianchi, nel vecchio post si metteva in dubbio l'autenticità del manubrio, sostenendo che in realtà dovesse montare un Ambrosio in alluminio, invece con sorpresa eccola in queste rare foto di archivio offerte dal caro amico Paolo da FE, nonostante siano poco chiare si nota con precisione l'adozione del classico manubrio sport di casa Bianchi, simile al "condor", questo manubrio ha la tipica forma sinuosa ed armonica dei manubri Bianchi sport anni 40/50.

Qualche nuova verità è stata data, qualche nuovo cenno storico è stato raccontato, tutto per far più chiarezza possibile verso una parte del vasto listino Bianchi che molti ignorano, anche perchè sui cataloghi di quelle annate questo modello non risulta! Questo dato è ancora un mistero che speriamo di risolvere presto assieme alle esperienze personali che ci vorrete regalare.

lunedì 26 ottobre 2009

Maino, anni 20

Dal nostro inviato, e per l'occasione photoreporter d'eccezione, l'amico Paracorto ci segnala una stupenda Maino anni 20, probabilmente una Mod. "Superlusso", in bella mostra nella scorsa edizione della "Vini Vidi Bici" direttamente dalla collezione Borelli.Finemente restaurata in ogni sua parte, è di sicuro una bici degna di nota, un capolavoro, una pietra miliare dell'evoluzione stilistica e meccanica italiana.
Di sicuro tutti voi appassionati della Maino e non, sarete felici di ammirare e conservare queste immagini di un modello assai raro del marchio alessandrino. Soprattutto in questa completezza e originalità.


venerdì 23 ottobre 2009

Vini vidi bici - Quarrata 2009

Di recente si è conclusa, a Quarrata (Pistoia), la prima edizione della manifestazione organizzata dal mio grande amico Massimiliano, il nome ideato: Vini, Vidi, Bici è molto significativo e fa subito intuire che il connubbio di prodotti è di quelli eccellenti: il buon vino e le belle bici del passato.
Il successo di pubblico è chiaro segnale di quanto sia stato apprezzato tale evento, vi riporto due numeri della manifestazione: Oltre 3000 visitatori, 5 collezionisti storici toscani, 100 biciclette superbe sia da corsa che da passeggio risalenti ai primi del '900 fino ad arrivare agli anni '50.
Nomi noti sia fra le bici che fra gli ospiti e visitatori: Dei, Bianchi, Legnano, Taurus e Stucchi per le bici; Maximilian Sciandri, campione olimpico di ciclismo ad Atlanta '96, il C.T. della nazionale italiana Franco Ballerini e Luigi Bartali con moglie, figlio dell' indimenticabile campione Gino, per quanto riguarda i personaggi illustri.
Inoltre erano sul posto due autentiche star che noi tutti conosciamo molto bene: i cari amici Paracorto e Paolo da Fe !
A mio avviso, oltre ai grandi contenuti che questa manifestazione ha offerto, è stato un evento storico perchè mai come in questo caso si nota una filosofia "giovane", che ha unito la passione di giovani collezionisti all'esperienza dei grandi esperti collezionisti, il tutto fuso in una atmosfera enogastronomica incentrata sullo slow food e sulla valorizzazione dei prodotti tipici locali affidati alle mani innovative di giovani imprenditori del settore.
BRAVO MASSI ! ALLA PROSSIMA !!

mercoledì 21 ottobre 2009

Cicli Biasi

l'amico Duccio, fucina di grandi biciclette, ci presenta un'altro suo pezzo della collezione una Cicli Biasi degli anni 40...
Prodotta da un noto costruttore nonchè telaista, si tratta di una bellissima bici da corsa, che come spesso ci è capitato di vedere è stata civilizzata per l'uso quotidiano con l'adozione del manubrio sport.
I parafanghi invece sono proprio da corsa lo si nota nella foto qua sopra dove si può vedere come, appena sotto la testa della forcella, il parafango si divida in due sezioni, consentendo al ciclista dell'epoca di smontare la sezione più grande del parafango, mantenendo il solo parafanghino anteriore applicato alla ganascia del freno... una soluzione molto comune e utile per chi doveva affrontare percorsi non sempre puliti e asciutti... oggi questa soluzione rimane molto affascinante per noi appassionati
Pezzo forte di questa Biasi è il mitico cambio a due leve Campagnolo "CambioCorsa", famoso nelle immagini storiche in cui corridori, più o meno bravi, si distinguevano nel saper cambiare il corsa oppure dovendosi fermare per effettuare questa operazione. La conservazione delle cromature è eccellente, sia nelle componenti, sia nelle terminazioni del telaio, così trattate per evitare sbeccamenti della vernice durante le frequenti operazioni di smontaggio/rimontaggio delle ruote.
Se tutto questo ben di dio non vi basta, ecco che dalla corona con moltiplica spunta uno dei primissimi modelli di deragliatori Simplex, con altrettanto affascinante levetta.
inoltre questa bella bicicletta è in vendita, se siete interessati al suo acquisto vi prego di contattarmi sulla mia mail: p.desade@gmail.com
Che dire, manca solo una piega manubrio ed è pronta per vincere l'Eroica !